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Sunday, November 11, 2007

Amo Philippe Daverio


... ebbene si, lo devo ammettere, amo un'Uomo: Philippe Daverio... lo scoprii, anni fa, quando a tarda, tardissima ora, rigorosamente su Rai3, trasmetteva il suo Passepartout.
Ieri come oggi, questo programma è per me e, spero, molti altri... fonte inesauribile di ispirazione, di crescita ed arricchimento intellettuale.
... è TV NON TV... il media è televisivo, ma l'approccio è multimediale nell'accezione + pura, immagini e musica che, spesso, conosco: Bill Frisell, Michael Hedges, questo oggi, mentre con titolo "Materia", Daverio mi ha portato a spasso tra Parma, Venezia, Milano a conoscere, Fontana, Burri e Morandi... le opere spiegate da un simile, adorabile dandy son capite, sento il bisogno di ampliare le conoscenze, suggerite sapientemente dal Critico! Solo il grande compianto Federico Zeri mi dava tanto... dopo una delle ultime trasmissioni del Nostro, mi son fiondato a Palazzo Fortuny - a Venezia - per vedere una mostra che chiudeva il 5 novembre scorso... di corsa... come fosse un concerto rock.
... e ben sappiamo come l'arte sia cosa NON di moda, negletta, occupati come siamo con lavoro e vita frenetica... trovare spazio togliendolo non a famiglia ed altri sani interessi, ma ai quiz televisivi ed all'oblio da divano - neanche l'assenzio funzionava così bene! - ecco il Messaggio di Daverio. Viaggiare e conoscere, conoscere viaggiando... usare l'occhio come uno scalpello, per scoprire e capire il Mondo. Non c'è niente di elitario, in questo... il viaggio, come il miglior sesso, è - spesso - interiore, nella mente.
Dalle 13,20 alle 14 di ogni domenica... accendete il televisore su Rai3... la botta sarà FORTE, ma sopravviverete, come il sottoscritto... e Daverio, buon dandy occhialuto, acuto osservatore e cronista di mondi paralleli, potrebbe cambiarvi la vita.
Con me l'ha fatto... stranamente, NON tutti la pensano come me... leggetevi questo, trovato in rete:

...Philippe Daverio! E spero che l'eurostar arrivi presto

Ci sono dei momenti nella vita di un uomo in cui non si riesce ad esprimere ciò che si prova....ah ecco, Philippe Daverio mi sta proprio sul cazzo! Il caro Daverio, da anni ormai inchiodato ad una delle fasce orarie televisive che più amo, mi rende estremamente penosa la vita in quanto (lui) autore e conduttore di un programma che nelle intenzioni sarebbe interessante, nei fatti invece contribuisce in maniera determinante ed incisiva al tragico rigonfiamento testicolare del sottoscritto. La domenica mattina, ultima roccaforte televisiva di programmi ben più importanti (vedi Gran Prix) mi viene sistematicamente distrutta dall'opera di questo oltralpino trapiantato (in malo modo) in Italia, lui, i suoi soldi, la sua laurea in Economia, e la sua inarrestabile e imbarazzante vanità pre-senile. Voi direte: e perchè lo guardi? Perchè spesso la domenica mattina ritorno a S***a, a casa dai miei, che ovviamente non aspettano altro che mettermi sotto gli occhi questo noiosissimo e pedante esperto d'arte, facendomi andare di traverso il pranzo. E qui innesco la polemica: il ruolo dell'arte nella società moderna. Secondo Daverio, già pluricampione del mondo in addormentamento catodico indotto, l'arte è questo, l'arte è quello, perchè la teoria di qua, la pratica di là, e il movimento pseudocriptonazionalespressprimitivrealismo, e il rinascimento, e sti gran cazzi! Lui rinchiude l'arte nella gabbia dello snobismo, dell'eleganza, del museo chic, degli ambienti colti eccetera eccetera eccetera. E lo fa in buona fede: per questo nella foto sopra mi auguro che passi un eurostar: se aspettasse un espresso potrebbe morire di stenti sui binari, morte che augurerei solo in casi eccezionali o solo se dovesse continuare con il suo programma per altre ventotto stagioni. Ritornando all'arte, ma voi ve la fareste mai spiegare da uno come Daverio che parla così (cito un suo articolo):

"Per la borghesia del nostro paese vale il contrario di ciò che Karl Marx scriveva analizzando questa classe sociale nell’ambito nord europeo e definendola ‘oggi peggio di ieri e domani peggio di oggi’. Ecco, in Italia siamo all’opposto: i veri ineleganti e senza stile si acquattano tra i pronipoti della piccola nobiltà di provincia e dei professori di liceo degli anni ’30. ho grande simpatia per il piccolo borghese nostrano Alberto Sordi, per il ragioniere antropologicamente corretto e funzionale a se stesso alla Lévi-Strauss. Mentre mi fa imbestialire il déplacé: nel déplacement c’è la categoria senza stile di chi vuol essere identificato per il vestito, che indossa come il manager di seconda categoria con l’orologio portato sopra il polsino della camicia, o come chi sceglie per forza ‘lo sciancratino sub-Caraceni’, quello che Leo Longanesi definiva ‘né di Londra, né di Biella’. E ancora, nel déplacement si assiste a mirabili esempi di kitsch quale può essere il cachemire comprato a Portofino per andare in barca, quando si sa benissimo che la lana giusta è quella cruda e ‘fredda’ dei marinai”.


Siete ancora qui? Come vanno le cose in ambito intestinale? C'avete capito qualcosa? Io no. E per questo ritengo che sia giusto preoccuparsi del ruolo della sua insopportabile trasmissione (tra l'altro girata neanche tanto bene, ve lo dice uno che in quel campo ci lavora) pagata con soldi pubblici. Sono contento che ci sia una trasmissione così, ma farla in quel modo, con quel tono, e non farla per niente sarebbe uguale, se non fosse che nel secondo caso io non starei qui a sblastare (termine romano per dire: prendere in giro criticamente) 'sto francese che rinnega le sue origini e anzichè mostrarsi con la baguette sotto l'ascella e il basco di sbieco in capoccia, turba il mio immaginario col suo abominevole papillon. E sale in cattedra, spiega, parla, gode dei suoi itinerari mentali, del suo lavoro, delle sue elegantissime frequentazioni! Ma stiamo parlando di arte o di Swarowsky? Perchè l'arte non va mica consegnata a gente come lui: l'arte dovrebbe essere di tutti, dovrebbe essere mostrata nella sua quotidianità, dovrebbe uscire dai musei, dalle gallerie dove ti guardano male se non profumi di libretto d'assegni. L'arte è molto più semplice di quello che 'sto fisarmonicista alsaziano vorrebbe darci a bere. D'altronde lui comincia proprio come gallerista, mentre io mi pongo come aspirante artista: due concetti radicalmente opposti. 'A Philippppe detto Pippppe, ricordati che sei sulla rete pubblica, che devi parlare come mangi, e che a questo punto devi prendere lezioni di comunicazione, come minimo, altrimenti vattene a fare le televendite delle croste che vendono sulle reti private. Piero Angela ha reso la scienza accessibile a tutti, Baricco e Benigni quando parlano di libri ti ci portano proprio dentro e ti affascinano con la bellezza delle parole semplici, ma Daverio? Premesso che mi annoia solo a vederlo, spero per lui che smetta di travestirsi da superfigo intellettuale, si studi l'ABC di cosa è una trasmissione televisiva (e se ha voglia di ripetizioni io sono qui, lo aspetto randello-munito in un vicolo buio), e soprattutto ci restituisca l'amore per l'arte che lui ci ruba a puntate, due ore a settimana. E ora, visto che sono il paladino della retorica putrefatta, vi regalo questa falsissima critica di Daverio niente meno che a sè stesso:
"Ci sono polli che si credono aquile, Daverio vola basso nelle sue reminiscenze primo novecentesche. Il suo papillon del tutto decontestualizzato dai colori del mondo circostante ci conduce verso pericolosi abissi di follia. Già l'ultimo Van Gogh aveva in fondo predetto che il colore può portare alla distruzione dell'umanità. Daverio cammina in un habitat autocostruito malamente, fatto a sua immagine e somiglianza in una sfida diretta all'Onnipotente che, a ragione, potrebbe pure incazzarsi. Parla di arte come se fosse una formula matematica, e proprio come le formule, non ci restituisce che fredda numerologia. Lo stile oltralpino decadente in fin dei conti muore nelle sue stesse intenzioni, e con esso muore la nostra stessa voglia di arte. In sostanza meriterebbe a pieno titolo un ruolo umile e concreto, per esempio in miniera, dove il suo originale papillon sarebbe senz'altro apprezzato dalla ruvidità dei calli dei minatori, e di conseguenza tutto il suo essere lo sarebbe. "

Giustizia è fatta.


Un vero genio, un dadaista vernacolare... ma è una società libera - infatti ognuno, pro & contro può scrivere la sua, su WEB;-) - ma questo "wannabe" da lezioni di comunicazione ad un genio della comunicazione... perchè, lui, lavora "nel settore"... poverino... resisti, caro "Q.I. 32", che + tardi c'è la Domenica Sportiva...


... questa è la vita... ed il dilemma è: Daverio o Grand Prix!?!



1 comment:

Marco said...

ahahah :D magnifico!
anch'io adoro daverio, forse quel tizio vuole semplicemente più tette e culi a parlare di arte :)